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GDPR 6 mesi dopo

Mar 01

aggiornamenti-GDPRLa promulgazione del GDPR e l’entrata in vigore del regolamento

Dopo una lunga fase di analisi e di studio riguardante la creazione di un testo valido e uniforme, il GDPR (General Data Protection Regulation, noto in italiano come Regolamento generale sulla protezione dei dati) è divenuto operativo in data 25 maggio 2018.

In realtà il testo era stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Europea già il 4 maggio 2016, entrando in vigore il 25 maggio successivo, ma si è dovuto attendere un periodo di tempo pari a due anni affinché si potesse parlare di piena operatività del nuovo regolamento.

Il GDPR ha fatto parlare parecchio di sé soprattutto alla luce degli scandali (verificatisi prevalentemente oltreoceano) relativi al furto di dati personali avvenuto sui social network più noti, da Facebook a Twitter, passando per Yahoo, Google+ e via dicendo.

Il regolamento approvato dall’Unione Europea è stato introdotto anche e soprattutto per casi simili, al fine di salvaguardare e tutelare i dati privati dei cittadini europei sia in territorio UE che al di fuori del continente.
Ma nello specifico, in cosa consiste il GDPR? E cosa è cambiato a livello di tutela dei dati personali a sei mesi dalla sua piena operatività?

 

GDPR situazione attuale: quanto è cambiato in questi primi sei mesi

Partiamo da alcune definizioni. Il GDPR non è altro che il regolamento europeo in grado di tutelare i dati personali dei cittadini dell’Unione Europea. Tra gli ambiti di operatività del GDPR vi è anche il web, dove gli utenti si trovano sempre più spesso coinvolti in furti informatici legati alla cessione delle proprie generalità, le quali vengono utilizzate da terze parti a scopi vari (es.: classificazione dei dati raccolti per la creazione di database commerciali).

Da tutto ciò si evince quanto sia importante il GDPR ai fini della tutela della privacy dei cittadini europei, con il regolamento che è stato introdotto proprio migliorare l’esperienza digitale degli utenti online.
Tuttavia, è bene specificare che a 6 mesi di distanza dalla sua entrata in vigore sono ancora diversi gli interrogativi e i dubbi da sciogliere in merito alle nuove normative della privacy.
Dal punto di vista prettamente italiano, i problemi più grandi si hanno nell’ottica dell’assunzione del regolamento da parte degli Enti locali. Approfondiamo la questione.

 

La lentezza dell’apparato burocratico italiano

La situazione italiana porta alla luce numerose problematiche insite nella lentezza della burocrazia nostrana. Oltre a ciò, i problemi riscontrati nel mese di maggio 2018 relativi alla formazione del nuovo governo non hanno fatto che rallentare ulteriormente la risoluzione del processo di cambiamento in merito alla gestione (da parte degli Enti) dei dati personali dei cittadini.

Ecco, dunque, qual è la questione, il nodo cruciale da risolvere: gli Enti si devono adattare al nuovo regolamento, affinché questi possano agire nel pieno rispetto delle norme approvate dall’Unione Europea. E per raggiungere l’adattabilità servono le competenze necessarie, strumentazioni all’avanguardia e… tempo.
Il processo di ammodernamento sarebbe dovuto iniziare mesi fa, ma a questo punto, complici imprevisti politici, ci ritroviamo ancora una volta ad inseguire le altre nazioni d’Europa.

 

4 Marzo 2019